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Quando si dice il destino.... La dottrina Junghiana della sincronicità insegna...
Dovete sapere che la sottoscritta, grande estimatrice di ogni forma d'arte, ha
la fortuna (e la fortuna, si sa, aiuta sempre gli audaci) di avere un
"dirimpettaio di ufficio" d'eccezione: Marco Lodola. Perché non cogliere la
palla al balzo e rispettare il galateo del buon vicinato, facendo una "capatina"
nel suo atelier?
Marco Lodola è nato a Dorno (Pavia) nel 1955, ha frequentato l'Accademia di
Belle Arti di Firenze e Milano. Nei primi anni ottanta insieme ad un gruppo di
altri artisti è stato tra i fondatori del movimento "Nuovo Futurismo".
Con il "Nuovo Futurismo" ha esposto le sue opere nelle più importanti
città italiane ed estere tra cui Roma, Firenze, Bologna, Lione, Vienna, Madrid e
Amsterdam.
Nel dicembre 1994, su invito del Governo della Repubblica Cinese, ha tenuto una
sua mostra presso gli Ex Archivi della città Imperiale di Pechino.

Nel 1996 ha iniziato un programma di mostre in America a Miami, Boca-Raton e New
York. Ha partecipato alla XII Quadriennale di Roma e alla IV Biennale della
Scultura di Montecarlo.
Nel 1997 partecipa ad una manifestazione associata alla XLVII Biennale di
Venezia, intitolata "Unplosive art".
Ha realizzato i pannelli scenografici per i concerti degli 883 di Max Pezzali e
il logo e la copertina del CD dei Timoria.
Nel 1999 ha realizzato il premio musicale Tribe Generation e, nel 2000, il
premio cinematografico Brescia Music Art.
Ancora nel 2000 Lodola, da sempre legato al tema della danza, è stato incaricato
dal Teatro Massimo di Palermo di realizzare Gli avidi lumi, quattro totem
luminosi alti sei metri, raffiguranti episodi significativi delle nove opere in
cartellone.
Nel 2001 ha realizzato il Premio Roxy Bar, l'immagine del Carnevale di Venezia
ed ha partecipato alla mostra Depero/Lodola alla Fondazione Bevilacqua La Masa , sempre a Venezia. Le sue opere trovano ampi apprezzamenti anche da parte del mondo editoriale:
dopo l'incontro con lo scrittore quasi omonimo Marco Lodoli ha disegnato per lui
le copertine dei suoi ultimi romanzi.
Laura: " Navigando in Internet ho notato il tuo sito
www.lodoland.com . Mi ha
molto incuriosito
questo nome. Da cosa è stata dettata questa tua scelta?
Marco Lodola: " Il termine proviene dal
testo di un critico, Alberto Fiz che ha voluto definire tutto il mio mondo come
una sorta di "Disneyland"... Quindi il termine Lodolandia, oltre a rappresentare
uno spazio fisico, rappresenta anche uno spazio mentale in quanto
raccoglie tutte le contaminazioni delle varie discipline che mi riguardano come
la musica, la letteratura e tutte le altre arti, non soltanto la pittura e la
scultura. "
Laura: " Quando hai cominciato a muovere
i primi passi verso il mondo dell'arte e, cosa ti ha spinto a farlo?
Marco Lodola: " In
pratica fin da subito... A scuola ero quello che disegnava il cerchio meglio
degli altri, in modo naturale, spontaneo, anche se non avrei mai pensato di
poter trasformare questo dono in carriera. Da lì sono arrivati i primi
segnali... Ho comunque seguito il curriculum di studi classico. Dopo aver
frequentato il liceo artistico, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti di
Firenze. Terminati gli studi però, ho vissuto un periodo di transito, dovuto al
fatto che non era così semplice riuscire ad entrare a lavorare in questo
mondo... Qualche anno dopo, ho presentato i miei lavori su tela presso una galleria di Milano e, subito, ho avuto fortuna. Da lì ho cominciato a
lavorare in questo mondo senza dover mai passare attraverso la comune
gavetta..."
Laura:" Nelle tue opere utilizzi sempre
dei colori molto vivaci. Come mai proprio la scelta di privilegiare colori come
il rosso, il blu,il giallo ecc...?
Marco Lodola: "
Questa scelta viene da lontano... Ho discusso la tesi su Matisse e i Fauves, un
gruppo che dipingeva utilizzando direttamente il colore dal tubetto senza
mischiarlo. Il colore puro è quello che mi dà energia, allegria. Trovo eccitanti
i colori forti e decisi, pieni di luce; per questo motivo, quando utilizzo gli
smalti li prendo puri, cercando di mischiarli il meno possibile, quasi mai... I
colori tenui non li sdegno ma, non li percepisco, non mi danno energia..." Laura: " Agli inizi degli anni '80, sei stato definito
uno dei fondatori del Nuovo Futurismo... Puoi dirmi quali sono gli artisti da te
preferiti?...In merito a questo, ti senti più fondatore del Nuovo Futurismo o di
un Futurismo Decadentista?
Marco Lodola: " L'etichetta con la parola "futurismo" è nata per il semplice motivo che i critici e i galleristi
devono sempre catalogare tutto quanto per dare un ordine a tutti gli artisti
esistenti... Io mi ci sono ritrovato senza sapere cosa stavo facendo e perché
ero lì e, soltanto dopo aver capito che mi trovavo all'interno del "futurismo",
sono andato a documentarmi per capire cosa fosse... Il termine "nuovo futurismo" nasce dal fatto che utilizziamo materiali nuovi e innovativi come la plastica al
posto della tela solita. Materiali nuovi, originali. Per quanto riguarda gli
altri artisti, amo molto il Paladino, il Beato Angelico,Wharol, Matisse dai quali ho preso
anche spunto per le mie opere ma, di artisti della mia generazione, non ho
nessun nome in particolare, nessuno mi ha colpito in modo specifico... poi
sinceramente non amo parlare di altri artisti..."
Laura: "Numerose sono anche le tue collaborazioni con
noti musicisti come Max Pezzali, Timoria e con scrittori del calibro di Aldo
Busi....Che legame esiste tra questi personaggi e la tua arte?
Marco Lodola:" Bè, con Max c'è un rapporto di fratellanza, anche perché abbiamo le stesse origini e poi perché, per merito suo, ho potuto entrare in certe situazioni grazie alle quali
il mio lavoro è stato visto da più persone rispetto al solito giro delle
galleria, in quanto forse è preferibile inserire delle opere all'interno di un
video, piuttosto che andare a visitare gallerie che solitamente si reputano
noiose. Per quanto invece concerne lo scrittore Aldo Busi, devo dire che il
nostro incontro è stato del tutto casuale. Ci siamo incontrati a Milano in una
mostra. Lui pubblicava il suo primo libro e, di conseguenza, non era
ancora conosciuto. Abbiamo iniziato parlando del più e del meno, delle nostre
origini e della sua camicia che sul taschino aveva cucite le iniziali proprio
come me, poi ho letto il suo libro e da lì è iniziato il tutto. E' stato poi lui
a presentarmi Omar dei Timoria.... In poche parole, è stata come una catena: una
persona ti presenta a un' altra, questa persona te ne presenta un' altra ancora
e, alla fine si crea come una catena, una sorta di club... Da lì sono nate le
mie collaborazioni con tutti questi personaggi..." Laura: "Per quanto riguarda la letteratura italiana ,
che preferenze hai?"
Marco Lodola:" Ho letto molto da ragazzino, saltando dai fumetti ai grandi classici come Kim, Zanna Bianca,
Pinocchio e altri grandi successi, fino a quando poi ho iniziato a dedicarmi ai libri di
filosofia. Più avanti nel tempo, mi sono avvicinato allo
scrittore Herman Hesse e alle filosofie orientali. Insomma, ho spaziato un po'
all' interno della letteratura fino poi ad arrivare ad Aldo Busi, Pier Vittorio
Tondelli, Tiziano Scarpa, Nick Horby e al mio quasi omonimo Marco Lodoli, amico e scrittore romano. Adesso
preferisco leggere libri di autori che conosco perchè mi coinvolgono di più. Il
libro che al momento ho sul comodino si intitola:" Il grande viaggio" di
Giuseppe Cederna, mio grande amico e attore in alcuni film di Gabriele Salvatores..."
Laura:" Ti definiscono un artista. Ti riconosci in tale definizione oppure no?
Marco Lodola: " No, non mi riconosco in questo termine. Secondo me è un termine abusato. Oggigiorno si fa
presto ad attribuire il termine di artista: basta che prendi delle cartoline o
dei disegni, li attacchi su una tela e vieni definito come tale, senza
magari sapere cosa stai facendo e senza conoscere nozioni di base fondamentali...
Potrei sentirmi un artista solo se il termine si riferisse all'arto in se stesso
o alla fisicità del gesto, allora potrei capirlo e sentirmi tale. Nel mio caso
preferisco definirmi come un pittore di stanza, un imbianchino e, ultimamente, anche come elettricista, dal momento che nelle mie opere ho introdotto
l'utilizzo di neon..."
Laura: " Le tue figure sono estremamente semplici e
lineari, credo comprensibili per tutti. Attraverso le tue opere cosa vuoi
comunicare alla gente?"
Marco Lodola: "Fondamentalmente non
voglio comunicare niente. Non mi ritengo un portatore di messaggi. Lo faccio
esclusivamente per me, come una sorta di terapia, di esorcismo. A me piace che le
mie opere ti colpiscano per quello che vedi al primo impatto, nell'immediatezza
poi, se vuoi scavare nella loro profondità, questo riguarda soltanto te..." Laura: " A quale opera che hai prodotto sei più legato e perché?"
Marco Lodola:"Credo di essere maggiormente legato al cavallo che ho realizzato per i Timoria,
perché rappresenta il simbolo della contaminazione tra i diversi generi di
arte.
E' come se fosse il contenitore del nostro modo di pensare. Il fatto poi di
esporlo anche in discoteche o al Roxy bar mi ha permesso di comunicare alla
gente attraverso nuovi canali che abbracciano soprattutto la realtà
giovanile..."
Laura: " In base a quali criteri scegli i materiali con cui realizzare le tue opere?"
Marco Lodola:" Inizialmente,, ho sempre dipinto sulle classiche tele, copiando i
grandi artisti e quindi riproducendo anche le loro opere. Successivamente, durante una mostra a Milano, ho visto un lavoro in fotografia posto all'interno
di una sagoma che sembrava di vetro, poi ho scoperto che era plastica e, questo modo nuovo mi ha incuriosito a tal punto che qualche mese più tardi ho
iniziato ad utilizzarlo... Da qui è nata la mia scelta di utilizzare materiali
come plastica e smalti... Continuando, ho poi introdotto l'uso di neon per dar
luce alle sculture, in quanto credo che la luce e di conseguenza la luminosità
siano elementi molto importanti....Dal momento che utilizzo neon e credo che la
luce sia fondamentale, reputo le mie opere sculture per animali notturni..."
Laura: "I tuoi momenti creativi sono scaturiti da stati d'animo in particolare?"
Marco Lodola:" No, è un continuum. Non stacco mai la spina. Anche quando guardo la
televisione lavoro. Sono un gran fagocitatore di immagini. Quando sono
interessato a qualcosa, a qualche immagine in particolare, la prendo, la
ritaglio, la fisso su una diapositiva e poi manipolo la realtà... In poche parole, prendo l'oggetto, lo modifico, lo cambio e quindi lo trasformo come
piace a me..."
Laura:"Quali sono i tuoi progetti futuri? Ce li puoi anticipare?"
Marco Lodola: "In questo momento sono in atto alcune mostre in Sud America, a
Rio de Janeiro e a Città del Messico, oltre ad una mostra al
Chiostro del Bramante che riguarda appunto il futurismo storico. Ho da poco
terminato un lavoro per gli internazionali di tennis e, adesso sto anche
preparando delle etichette inerenti la pace per conto dell'Alitalia..."
Dopo questa intervista a Marco Lodola, che mi
ha permesso di aumentare le mie conoscenze in questo campo, mi sento ancora più
vicina al mondo artistico e, più specificamente al suo modo di pensare e,
lo ringrazio per aver lasciato qualcosa di nuovo e di colorato dentro di me!
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