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Sfogliando, per meglio dire visualizzando al
computer, vecchi numeri di un quotidiano locale varesino della fine Ottocento,
La Cronaca Prealpina, sono rimasta colpita dalla pubblicità dell’Amaro Piatti e
dell’Amaro Brusa, entrambi "l’unico liquore indispensabile in una famiglia".
Il primo "Specialità di Edoardo Piatti, Varese, Lombardia, il solo che
possegga il vero e genuino segreto, inventato in Turchia nel 1873"; il
secondo "facilita la digestione, è sommamente antinervoso, efficace per il
mal di capo e il mal di mare". E così, anziché proseguire nella mia ricerca,
mi sono ritrovata a scorrere le inserzioni pubblicitarie dell’epoca e scoprire
che in Varese vi erano altri fabbricanti di liquori dalle eccelse virtù
medicamentose.
L’Amaro
Piatti, specialità di Edoardo Piatti, "è il liquore il più igienico
conosciuto e non lo si deve confondere con altri Amari che da poco tempo si
conoscono". Poteva essere bevuto non solo con acqua e seltz, ma anche con
vino, brodo, caffè e vermouth. Era sicuramente da preferirsi "all’Absenzio,
al Fernet e al Bitter, perché composto da soli ingredienti vegetali innocui".
Era in grado di curare le febbri intermittenti, i mal di capo, i capogiri, le
malattie nervose, i mal di mare. Era purgativo, digestivo, aperitivo. Estingueva l’arsura ed era "il meraviglioso vermifugo". Prezzo la Bottiglia da Litro L. 3,50. Giovanni Brusa, droghiere in Varese, divenne
famoso per il suo Tamarindo a vapore,
concentrato
nel vuoto, il solo che poteva gareggiare con quello delle primarie fabbriche del
Regno. Il tamarindo era "indicatissimo quale rinfrescante", "molto
gradevole da prendersi con l’acqua e Seltz". Ma era anche purgativo,
efficace sui nervi, risolutivo per bronchiti, catarri e irritazioni di petto,
oltre che per le affezioni alla vescica. Adolfo Brusa arricchì l’azienda di
famiglia con il rinomato liquore Amaro Brusa, che doveva essere
annoverato "fra le cose indispensabili in una famiglia ben regolata". Era
in grado di evitare il colera e veniva raccomandato agli ipocondriaci per
evitare disturbi da "nausee, vomiti ed eruttazioni". Costava L. 2,50 la
bottiglia da un litro.
Notissima a quel tempo pare fosse anche la
Peperita Baioni prodotta a Varese dalla
distilleria
Antonio Baroni, che produceva anche un Cognac Varese e l’Anicetta Bajoni. Le sue
qualità: preservava dall’artrite, dalla gotta e dal colera. Se "bevuto adagio
allungato in pochissima acqua, dissipa i bruciori di stomaco, le palpitazioni di
cuore, le malattie nervose dello stomaco, le nausee, i vomiti". Non solo, ma
a chi si imbarcava per le Americhe e temeva il mal di mare, si assicurava che "da
esperienze fatte per lunghi anni la Peperita Bajoni di Varese Lombardia (Italia)
è risultato l’unico antidoto contro il mal di mare, ed ogni viaggiatore deve
considerarla quale indispensabile per il viaggio”. Il prezzo L. 3,25 la
bottiglia. La ditta Bajoni produceva anche il Pipperminthe, uno degli
sciroppi preferiti dai villeggianti che affollavano allora Varese. Probabilmente all’epoca i liquori dovevano
avere tutti proprietà terapeutiche.
Anche il notissimo Fernet Branca, specialità dei Fratelli Branca di
Milano, dichiarava nella sua pubblicità "liquore febbrifugo; anticolerico per
eccellenza esperimentato da oltre venticinque anni con progressivo successo in
Europa, nelle Americhe, in Oriente ed ultimamente in Africa. Esso facilita la
digestione, corregge l’inerzia, stimola l’appetito, guarisce le febbri
intermittenti, capogiri e mal di capo, le malattie nervose e il mal di mare…
Effetti garantiti da certificati di celebrità mediche e da rappresentanze
Municipali e Corpi Morali". Costo L. 4 la bottiglia grande, L. 2 la piccola.
Non ho purtroppo trovato alcuna etichetta, e
tantomeno un campione, dei famosi amari varesini che paiono letteralmente
scomparsi dalla faccia della terra. Ho invece scoperto perché il Fernet Branca
si fregiava del titolo di anticolerico per eccellenza.
Siamo nel 1845, Bernardino Branca, originario di Cannobbio ma residente a
Milano, durante una vacanza a Pallanza, apre il Caffè del Portichetto. La sua
passione sono gli alambicchi e nel retro del Caffè si diletta di infusi, di erbe
e di elisir. Un giorno ricevette in dono una misteriosa ricetta, la formula del
Fernet, che all’inizio Bernardino fabbricava unicamente per uso personale.
Quando qualche famigliare accusava dolori viscerali e malessere da malumore o
malinconia, bastava bevesse un poco di quell’elisir per stare subito meglio. Nel
1862 Bernardino Branca ritorna a Milano e apre la Fratelli Branca, una fabbrica
di liquori e sciroppi. Due anni dopo ricompare a Milano il colera e Bernardino,
ricordando le proprietà miracolose del suo elisir ne prepara un buon
quantitativo e lo offre a Padre Nappi, direttore dell’Ospedale Fatebenefratelli,
che lo sperimentò sugli ammalati di colera. Il risultato fu strepitoso: le mura
di Milano furono tappezzate da manifesti con l’elogio pubblico di Padre Nappi e
da allora la fama del Fernet Branca non è mai venuta meno.
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