Una femminilità tutta da scoprire

Come ci vestiremo il prossimo inverno? Direttamente dalle passerelle di Milano Moda, le proposte di Armani, Ferrè e Mariella Burani.
Una collezione di cambiamento che vede il trionfo del new minimal: è questa la proposta dello stilista Giorgio Armani che, per la stagione fredda, ha ricercato una diversa eleganza e cambiato l’uso degli elementi. Largo dunque a giacche corte, scostate e tondeggianti: caban e cappotti leggeri che si muovono con la figura. Perché questo è il new minimal: pulizia della struttura che nasce dalla ricchezza dei contenuti e si sostiene con la qualità dei materiali e delle rifiniture, come le anime in crinolina di tulle per sostenere abiti, piccoli cappotti e gonne, sempre svasati. A sottolineare quel piacere dei contrasti che è la caratteristica del vestire contemporaneo, maxi T-shirt con strisce di paillettes completano le brevi giacche stondate; la leggera camicetta-blouson è completata dalla gonna di maglia con il fiocco, il tailleur diventa aggressivo e sensuale perché realizzato in lucida pelle nera.
Condotta sul filo del nero e del bianco nelle caratteristiche fantasie Armani (galles, check, gessati, spina di pesce con pagliuzze argentate), la collezione trascolora nel verde acqua, grigio glicine e rosa aurora, declinati anche nei cappotti a piegoline sopra al ginocchio. Perché l’antidoto ribelle alla smagliante accuratezza della linea è la brevità degli orli, che sottolinea le lunghe gambe e lo slancio del passo.

Per la sua collezione autunno/inverno, lo stilista milanese Gianfranco Ferrè ha invece immaginato di compiere una sorta di percorso, o meglio una “promenade”, che prende avvio da un’intenzione di androginia per evolversi e trasformarsi sino a divenire una dichiarazione di rispetto e di passione incondizionata per la femminilità. Punteggiata da un’impronta di scioltezza e libertà, ma anche da sorprese e slanci alchemici, Ferrè propone una collezione in egual misura immediata e sofisticata, severa e misurata, senza per questo rinunciare all’incanto, in particolare quando il ritmo incalzante del giorno cede il passo al languore della sera. Tutta l’attenzione, dunque, è sui particolari, che osano le contraddizioni per giungere all’equilibrio dell’eleganza vera e pertanto mai banale. Le giacche, ad esempio, sono destrutturate, ma allo stesso tempo piccole e ravvicinate al corpo, mentre gli abiti e i trench si concedono ampiezze che vengono rimborsate con effetti decisamente enfatici. L’aplomb dei soprabiti è assicurato dall’accortezza dei tagli strutturali, che riducono al minimo la necessità di cuciture. Le gonne, configurate a trapezio, appaiono voluminose, quasi a sottolineare con l’importanza delle forme un ragionato crescendo di femminilità. Protagoniste indiscusse le gambe, che svettano sui tacchi alti e solidi delle calzature in suede pur restando immancabilmente coperte e protette da calze spesse. All’opposto, le braccia sono libere, scoperte, in piena evidenza. Per riscaldarle, via ai guanti, che in questa collezione salgono sinuosi ben oltre il gomito sostituendo a tutti gli effetti le maniche stesse e diventando ben più di un accessorio. La seta, pressoché priva di peso, è increspata fitta sino a sembrare la carta delle lanterne cinesi. Il cachemire albino convive mirabilmente con il cotone nel trench bordato a mano. La pelle, esattamente come il metallo delle piccole borse da sera, rivela una superficie armoniosamente mossa e una profondità inusitata, perché è intagliata a laser e sovrapposta a triplo strato.
Una collezione più light che strong, dove il lusso è accessibile, è la proposta di Mariella Burani. La donna Burani, sempre alla ricerca della via della modernità, trova quest’ultima coniugando gli opposti. Linee e volumi fluidi, infatti, si contrappongono a forme attillate e passionali. Per il quotidiano, avanza il futuro con nuove giacche, nuovi tailleur, nuovi coat a trapezio imbottiti e trapuntati leggeri e high tech.
Le gonne hanno tagli e colori gipsy, i pantaloni sono morbidi, la maglieria tagliata e calata. Gli abiti da occasione, a trapezio, sigaretta o redingote, giocano su nuovi decori quasi teatrali di colore bordeaux, nero, viola, oro e argento: un po’ romantici, dunque, e un po’ gipsy. I capi pass-partout diventano quasi una seconda pelle, gli abiti e le gonne sono sopra al ginocchio o al polpaccio, le giacche solitarie, i tailleur e i cappottini sartoriali. I tessuti propongono un nuovo concetto del bello: il bisogno di esprimere emozioni senza esibizioni di lusso.
La nuova femminilità, dunque, non fa più rima con ostentazione, ma con accostamenti tutti da scoprire e da inventare.

Katiuscia Oliva (11/09/2007)
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