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Le sorti della battaglia si invertono
Luigi XII dà prova, ancora una volta, di sangue freddo e buon colpo d’occhio. Forte della superiorità numerica lancia 500 gendarmi contro i cavalieri dell’Alviano. Questo intervento dà la possibilità a Trivulzio di riprendere i suoi cavalieri, di riordinarli e di ributtarli nella mischia. Intervengono altri picchieri svizzeri. La fanteria di Antonio dei Pio sottoposta a un intenso fuoco dell’artiglieria francese e attaccata dai cavalieri del Trivulzio non regge e fugge, lasciando così scoperti i valorosi fanti dell’Alviano. Questi si trova a sua volta ben presto circondato. Ferito viene fatto prigioniero. Mentre i resti della cavalleria veneta si ritirano verso Caravaggio i fanti padovani e friulani, ormai isolati, stretti attorno alle bandiere della
Serenissima, devono ora fare fronte alle soverchianti forze nemiche. Dopo una eroica resistenza, sotto un furioso temporale, il quadrato veneziano alla fine si sfascia. I suoi componenti sono in gran parte massacrati. La battaglia, iniziata all’una del pomeriggio, alla quattro è già finita. I veneziani vi hanno subito una durissima sconfitta perdendovi molte migliaia di uomini.
Le conseguenze della battaglia
Il disastro subito obbliga il Pitigliano a una precipitosa ritirata verso est mentre molte città, tra cui Bergamo e Brescia, aprono le porte ai francesi vittoriosi. Pizzighettone si arrende in giugno dopo una valorosa resistenza.. Tuttavia ai francesi interessa completare la conquista dei territori già facenti parte del ducato di Milano. Presa Peschiera, senza molta fatica, si fermano. Scendono ora in campo Massimiliano e Giulio II. Dopo varie vicende gli imperiali assediano Padova che però viene difesa con successo dalle milizie veneziane e dalla popolazione. I veneti riprendono coraggio e prima della fine dell’anno si impossessano di nuovo delle città e dei territori conquistati dagli imperiali in Friuli. Nel 1510 Giulio II, spaventato adesso dalla preponderanza francese, si stacca dalla lega, assolve Venezia dalla scomunica che le aveva scagliato contro l’anno prima e si allea con quet’ultima contro Luigi XII.
La guerra continuerà con alterne vicende per altri anni senza produrre risultati veramente decisivi. In ogni modo l’esito della battaglia di Agnadello ha ormai decretato la fine delle ambizioni espansionistiche di Venezia. Da questo momento la Repubblica di San Marco sarà obbligata a una politica di contenimento che si stabilizzerà con la definitiva affermazione in Italia della supremazia ispano-imperiale.
Bibliografia
Francesco Guicciardini, Storia d’Italia, Milano, 1843.
Giancarlo Perego, La battaglia di Agnadello e i Morti della
Vittoria, biblioteca Com.le di Agnadello, 1989.
Pieri Piero, Il Rinascimento e la crisi militare italiana, Torino, 1952
Rendina Claudio, I Capitani di Ventura, Roma, 1985
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