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Subito circa 500 cavalieri pesanti francesi e italiani agli ordini di Gian Giacomo Trivulzio si apprestano ad attaccare la retroguardia veneta, comandata dall’Alviano, forte di 400 cavalieri corazzati e circa 5.000 fanti italiani, di cui circa la metà sono leve, chiamate “cernite,” padovane e friulane e gli altri fanti regolari, i cosiddetti “provisionati”. Poco più avanti si trovano le schiere guidate da Antonio dei Pio da Carpi, comprendenti altri 360 cavalieri pesanti, 200 cavalli leggeri, 5400 fanti, di cui la metà è però costituita da inesperte cernite bresciane e di Treviso, e gran parte delle artiglierie. Pitigliano, con il resto dell’esercito, è già a Pandino, quindi troppo distante per poter intervenire rapidamente. D’altra parte egli ha impartito ordini precisi di non impegnarsi in battaglia. Compito della retroguardia è solo quello di ritardare la marcia dei francesi senza però lasciarsi coinvolgere in uno scontro generale.
Gli eventi e le situazioni contingenti supereranno però le attenzioni del comandante in capo. All’arrivo dei francesi le fanterie veneziane guidate da Piero del Monte e da Saccoccio da Spoleto si attestano sull’argine che costeggia il vallone che divide i due eserciti. La cavalleria si dispone sulla destra.
La numerosa artiglieria francese entra ben presto in azione bersagliando i fanti padovani e friulani. Questi, stanchi di subire passivamente il bombardamento, attaccano i cannoni francesi, che sono protetti da un nugolo di tiratori guasconi. Incuranti delle perdite i veneti avanzano con decisione sulle artiglierie nemiche quando vengono attaccati dalla cavalleria del Trivulzio. Proprio in questo momento sopraggiunge sul teatro dello scontro l’Alviano, che il tuono del cannone ha richiamato da Pandino dove si trovava a colloquio con Pitigliano. Senza esitare egli si mette al comando della cavalleria catafratta, controcarica i cavalieri del Trivulzio, li respinge e continua ad avanzare verso il centro francese dove si trova Luigi XII. Quanto a loro, i fanti veneti si rianimano, si riordinano e riprendono ad avanzare contro l’artiglieria francese che è costretta a retrocedere. Altre fanterie venete si schierano e respingono un quadrato svizzero sopraggiunto nel frattempo. La battaglia che non doveva essere combattuta sembra ormai vinta per i veneziani. Occorrerebbe a questo punto l’intervento di forze fresche ma Pitigliano, lontano dal centro dell’azione non si rende ben conto della reale situazione e d’altronde, come abbiamo già visto, non intende impegnarsi a fondo in una battaglia campale generale. Le forze più vicine sono quelle del “ colonnello” di Antonio dei Pio, ma esse sono purtroppo costituite da cernite poco esperte e instabili. I migliori fanti veneziani, i terribili Brisighella, sono già a Pandino!
Raffigurazione di una battaglia
Intarsio a colori in legno degli inizi del sec. XVI

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