Home Page > Lettura > Momenti storici > Il saccheggio e l'incendio di Binasco del 1796 Giovedi, 9 Settembre 2010 
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  Il saccheggio e l'incendio di Binasco del 1796

Il 24 maggio 1796, nel corso della prima campagna d’Italia di Bonaparte, una colonna di truppe francesi agli ordini del capo brigata Jean Lannes, il futuro Maresciallo dell’Impero, saccheggiò e distrusse questo villaggio posto tra Milano e Pavia dopo aver disperso una schiera di contadini in rivolta.
L’ episodio sarà oggetto di una grande rievocazione storica che si terrà a Binasco nel corso del mese di ottobre 2002 cui sarà abbinato il processo a Napoleone Bonaparte.

L’insorgenza antifrancese
Iniziate nel mese di aprile 1796 le operazioni contro piemontesi e austriaci, Napoleone Bonaparte aveva portato l’armata francese di vittoria in vittoria fino alla conquista di Milano. Tuttavia nonostante i roboanti, e retorici, proclami con i quali egli sosteneva di portare agli oppressi italiani “la Libertà, l’Eguaglianza e la Fratellanza” conquistate dalla Rivoluzione, l’arrivo delle truppe francesi “liberatrici” era stato accolto con freddezza, e in molti casi con dichiarata ostilità, dalle popolazioni italiane, specialmente quelle delle campagne. Vessate da una pesante crisi economica, che aveva portato a un elevato aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, oppresse dalla miseria, dalla fame, dall’ignoranza e dalla superstizione, incattivite dalle pesanti contribuzioni imposte dai francesi sempre affamati di denaro, esse erano terreno fertile per la propaganda antirepubblicana da parte dei ceti abbienti filo austriaci, preoccupati di perdere i loro privilegi di casta, e del clero, che guardava con naturale ostilità il diffondersi e l’affermarsi delle idee laiche e illuministe portate dai soldati repubblicani.
Il 23 maggio, mentre Bonaparte si trovava a Lodi impegnato contro l’esercito austriaco che si stava riorganizzando dopo le batoste subite fino a quel momento, in alcune città alle spalle dei francesi scoppiarono tumulti e vere e proprie insurrezioni. Se a Milano si trattava solo di disordini sporadici e disorganizzati, quasi subito repressi dalle truppe francesi del generale Despinoy che si trovavano in città, più grave era invece l’insurrezione di Pavia. Il 23 maggio la città fu invasa e occupata da migliaia di contadini armati che, guidati dai loro parroci, erano insorti al suono delle campane. La debole guarnigione francese si era dovuta rinchiudere nel castello.

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