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All'interno di Bergamo Film Meeting
www.bergamofilmmeeting.it, in programmazione dal 7 al 15 marzo nella città
lombarda, c'è stata una sezione Frontiera, a cura di Pietro Bianchi, Matteo
Cavalleri e Angelo Signorelli. Verranno presentati presso l'Auditorium di Piazza
Libertà tre lungometraggi in grado di affrontare il tema della rappresentazione
delle frontiere metropolitane da angolature differenti, sfruttando linguaggi
eterogenei, sguardi eccentrici, ma intessendo allo stesso tempo un denso gioco
di richiami. Lettre la prison del franco-tunisino Marc Scialom (che presenterà
personalmente il film a Bergamo) assume il registro documentario e lo distorce
fino a farne stile personale: racconta Marsiglia, con una storia di immigrazione
passata che è già luce gettata sul presente, in un continuo equilibrio sul
confine tra realtà e finzione. La produzione del film iniziò quarant'anni fa, ma
si interruppe per mancanza di fondi, e riesce a concludersi soltanto oggi.
Harlan County di Barbara Kopple (Usa, 1976) invece entra a più pari in un tema
che vedremo ampiamente presente in Frontiera: quello del lavoro e delle sue
forme di rappresentazione identitaria. Vedremo lo sciopero nelle miniere della
Duke Power Company di Harlan, Kentucky, anno 1973. Una troupe completamente
femminile lotta con la telecamera, ottiene riconoscimento da parte degli operai
e rigetta in faccia all'opinione pubblica una delle più radicali lotte operaie
della storia degli Stati Uniti, mandando all'aria tutti gli stereotipi della
pacifica retorica della frontiera americana. Vinse l'oscar nel 1977 come miglior
documentario. Killer of Sheep del regista afro-americano Charles Burnett (Usa,
1977) è un altro capolavoro dimenticato, questa volta dalla stagione del cinema
black indipendente dei Settanta, recentemente riportato alla luce da un restauro
della UCLA. Ci mostra il ghetto nero di Watts a Los Angeles tramite gli occhi di
Stan, un sognatore che vive distaccato e insensibile nei confronti del suo
lavoro di operaio in un macello industriale. Uno stile filmico sottile ma
dirompente, che unisce rivendicazione e dolcezza espressiva, Fanon, Malcom X ma
anche la quotidianità e l'isolamento della classe operaia afroamericana. Tre
film eterogenei, per occhio d'indagine. Tuttavia una comune attenzione li
unisce: il presente, nelle sue derive reali e simboliche, lo si coglie solo se
si abbandona il clamore dell'attualità e si cercano coordinate formali
distaccate dall'urgenza della cronaca. Il calendario delle proiezioni sarà
disponibile sul sito del Bergamo Film Meeting.
La sezione cinematografica di Frontiera proseguirà anche dopo la chiusura del
Bergamo Film Meeting con alcune importanti proiezioni presso la Sala di Porta S.
Agostino. Il documentario sulle occupazioni collettive di edifici abbandonati da
parte degli homeless di San Paolo Dia de Festa (Francia/Brasile, 2005)
dell'architetto Pablo Georgieff (membro del collettivo parigino COLOCO) e del
regista Toni Venturi verr� proiettato in successione alla trilogia Cronache
dell'urbanistica (realizzata in occasione della X Triennale di Milano, 1954) che
Giancarlo De Carlo, Ludovico Quaroni e Carlo Doglio dedicarono al tema
dell'abitare e alla ricostruzione post-bellica (18 marzo, ore 21).
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