Home Page > Lettura > Vita in Lombardia > Bresson:La questione morale nel cinema Giovedi, 9 Settembre 2010 
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  Bresson:La questione morale nel cinema

E' in programmazione dall'11 al 22 marzo allo Spazio Oberdan la rassegna cinematografica dedicata a a Robert Bresson, a dieci anni dalla sua scomparsa.
Tredici i titoli in programma realizzati in quarant’anni di carriera, molti dei quali in versione originale con sottotitoli italiani e Les Dames du bois de Boulogne in versione originale francese, per ripercorrere il percorso artistico del padre fondatore della Nuovelle Vague, capace di influenzare l’intero cinema francese con il suo costante lavoro di ricerca espressiva.
Nato a Bromont-Lamothe il 25 settembre 1901, Robert Bresson inizia la sua carriera come pittore e fotografo, introdotto al mondo del cinema da René Clair a cui farà da assistente per l’incompiuto Air Pur.
Realizzerà nel 1943 il suo primo lungometraggio La conversa di Belfort che aprirà la rassegna (11/03 h 17).
Il 1956 è l’anno che porterà Bresson alla notorietà con Un condannato a morte è fuggito, film realizzato con scarsissimi mezzi ma accolto molto favorevolmente da pubblico e critica che gli valse il premio come Miglior Regia al Festival di Cannes del 1957.
A fornire lo spunto per questa pellicola non fu solo la storia vera di André Devigny ma anche l’esperienza, di diciotto mesi in un campo di prigionia tedesco, vissuta dallo stesso regista durante la Seconda guerra mondiale.
Appassionato lettore di Dostoevskij, Bresson riprenderà il tema della redenzione di Delitto e Castigo con Pickpocket (1959) film in cui più di ogni altro appare lampante il rifiuto dell’intreccio, il sopravvento dell’immagine rispetto alla parola, aspetti che compongono la cifra stilistica di questo autore-filosofo caratterizzata dalla continua sottrazione del superfluo per lasciare spazio solo all’essenziale.

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