Home Page > Lettura > Giorni della Memoria > Fra il Lambro e l'Adda - XXV Giovedi, 9 Settembre 2010 
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  Fra il Lambro e l'Adda - XXV

Gli artigiani stanziali- “El Bagatt”

Eccoci giunti all’ultimo artigiano di paese che nulla aveva a che fare con l’economia agricola perché il suo lavoro era principalmente rivolto alla povera gente (i benestanti si servivano in città); il suo mestiere era fare e aggiustare scarpe e, in dialetto, si chiamava “Bagatt”.
Sull’onda dei ricordi lo rivedo in una giornata d’inverno.
Noi ragazzini con il naso incollato alla porta a vetri della sua botteguccia, battendo per terra i piedi con i geloni, dentro le ruvide gorle (“sanculot”), osservavamo curiosi come nascevano le scarpe, quelle che avremmo messe solo alla festa.
Il garzone, nostro coetaneo, ci sbirciava con orgoglio e un po’ d’invidia, mentre passava gli utensili all’uomo che, protetto da un grembiule blu e gli occhiali appoggiati sulla punta del naso, sedeva su di una bassa sedia impagliata davanti al deschetto illuminato da una piccola lampadina schermata da un paralume.
Il deschetto del calzolaio era un basso tavolo quadrato di circa 60 cm. per lato; aveva i bordi rialzati per non far cadere i chiodi ed era diviso in vari scomparti dove trovavano sede pezze di cuoio, di pelle, colla, arnesi di lavoro quali un martello per chiodare, uno più grande a penna larga robusta (per martellare ed ammorbidire il cuoio), trincetti (per rifilarne i bordi), marcapunta ( per tracciare i i punti di cucitura), tenaglia (per strappare suola e chiodi vecchi), raschietto (per rifilare e pulire suola e tomaia), lesina (ferro leggermente ricurvo e acuminato con manico in legno per forare il cuoio e agevolarne la cucitura). L’arredamento del locale era completato da due scaffali, uno per i materiali e l’altro per le forme in ferro o in legno del piede e da una scansia dove venivano riposte, ben separate, le scarpe da riparare da quelle aggiustate o nuove.

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