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Gli artigiani stanziali- “El Bagatt”
Eccoci giunti all’ultimo artigiano di paese che nulla aveva a che fare con
l’economia agricola perché il suo lavoro era principalmente rivolto alla povera
gente (i benestanti si servivano in città); il suo mestiere era fare e
aggiustare scarpe e, in dialetto, si chiamava “Bagatt”.
Sull’onda dei ricordi lo rivedo in una giornata d’inverno.
Noi ragazzini con il naso incollato alla porta a vetri della sua botteguccia,
battendo per terra i piedi con i geloni, dentro le ruvide gorle (“sanculot”),
osservavamo curiosi come nascevano le scarpe, quelle che avremmo messe solo alla
festa.
Il garzone, nostro coetaneo, ci sbirciava con orgoglio e un po’ d’invidia,
mentre passava gli utensili all’uomo che, protetto da un grembiule blu e gli
occhiali appoggiati sulla punta del naso, sedeva su di una bassa sedia
impagliata davanti al deschetto illuminato da una piccola lampadina schermata da
un paralume.
Il deschetto del calzolaio era un basso tavolo quadrato di circa 60 cm. per
lato; aveva i bordi rialzati per non far cadere i chiodi ed era diviso in vari
scomparti dove trovavano sede pezze di cuoio, di pelle, colla, arnesi di lavoro
quali un martello per chiodare, uno più grande a penna larga robusta (per
martellare ed ammorbidire il cuoio), trincetti (per rifilarne i bordi),
marcapunta ( per tracciare i i punti di cucitura), tenaglia (per strappare suola
e chiodi vecchi), raschietto (per rifilare e pulire suola e tomaia), lesina
(ferro leggermente ricurvo e acuminato con manico in legno per forare il cuoio e
agevolarne la cucitura). L’arredamento del locale era completato da due
scaffali, uno per i materiali e l’altro per le forme in ferro o in legno del
piede e da una scansia dove venivano riposte, ben separate, le scarpe da
riparare da quelle aggiustate o nuove.
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