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Disciplina relativamente recente – conta
infatti qualche decennio appena – l’archeoastronomia ha consentito di trovare
interpretazioni logiche o plausibili al perché della costruzione, o
dell’orientamento, di taluni monumenti, che hanno costituito un enigma nei
secoli: basta provare a metterli in relazione con il cielo. Si è scoperto
così che l’insieme megalitico di Stonehenge, nel Regno Unito, era un tempio per
celebrare l’energia del sole, datore di vita, e calcolarne i cicli stagionali.
Che le gigantesche pietre di alcuni nuraghi sardi sono disposte in modo che, in
coincidenza con i solstizi, divengano un ricettacolo “sacro” per i raggi. Che
molte civiltà antiche edificavano opere, come la sfinge accanto alle tre
piramidi egizie, direzionate in corrispondenza con il levarsi di costellazioni
di particolare luminosità. E anche nella “razionale” Lombardia, esiste un
castello-calendario, che presenta implicazioni cosmiche, si pone in rapporto
diretto con quello che c’è lassù. Si tratta di Bianzano, in val Cavallina,
presso Bergamo, un borgo situato a circa seicento metri di altitudine, da cui si
gode una splendida vista sul lago di Endine. Circondato da boschi, molti dei
quali di querce, pervaso da una piacevole frescura, il paese è integro nella
parta antica, e c’è chi ravvisa, nello snodarsi di edifici, camminamenti e
mulattiere, il disegno d’insieme di una stella cometa.
A impianto quadrato, su due piani, con un alto torrione al centro di un lato, il
castello si erge a valle del paese, e presenta due cinte murarie. È privo però
di strutture architettoniche che lo rendano un presidio militare, resta qundi
incerta la sua destinazione d’uso originaria, al pari… dell’origine stessa.
Quasi tutti i testi lo considerano medievale, per il fatto che, nel Seicento, si
attesta il rinvenimento di una pietra con incisa la data 1233, oggi introvabile.
In uno studio a cura dell’Istituto Italiano dei Castelli, Corrado Verga sposta
l’attribuzione al Rinascimento. Questo, sia per quanto riguarda la struttura,
sia per il ciclo di affreschi dell’atrio. Sempre questa associazione ha
provveduto a pubblicare, nel 1980, “Astronomia e simbolismo nel castello di Bianzano”, di Aldo Tavolaro, un decifratore di mesaggi nascosti nelle pietre, se
vengono lette in chiave astronomica, matematica e geometrica.
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