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La signora che poco prima era uscita dalla galleria
interrompendo la lettura dei poeti, rientrò due minuti dopo con eguale
conseguenza, suscitando qualche sorriso imbarazzato sui volti dei presenti.
«Volevo solo dire», si giustificò, «avendo insegnato
per
tanti anni materie letterarie nei licei, che il latino del signor Trombetta è
assolutamente corretto». Fece i complimenti, poi scomparve definitivamente nel
buio di una sera di novembre. Le sue parole, però, si erano infilate come un
tarlo nel mio cervello e mi avevano lasciato la curiosità di saperne di più
sugli Aquatiles, le misteriose divinità del lago di Como, da cui Vito Trombetta
(foto a lato) raccontava di aver ricevuto "in dono" le poesie che aveva
appena letto, scritte in un miscuglio di dialetto comasco e latino, lingua
sconosciuta a lui che aveva conseguito soltanto la licenza media, per di più
studiando di sera, quando già lavorava.
La curiosità è stata acuita nel tempo da due fatti: una parte del poema
incriminato - «Nauta» - ha ricevuto una consacrazione letteraria, essendo
stato pubblicato nell’antologia «Nuovi poeti italiani 5», curata nel 2004 da
Franco Loi per Einaudi; il luogo degli incontri tra Trombetta e le antiche
divinità lacustri è finito per mesi all’onore delle cronache di molti giornali
italiani, e non solo, trattandosi della spiaggetta che George Clooney ha cercato
di comprare dal Comune di Laglio per dare uno "sbocco al lago" alla sua seconda
(o, più probabilmente, nona o decima) casa.
Nel tempo - tra un viaggio in macchina e l’altro diretti a reading di poesia,
tra un’intervista e l’altra per il giornale dove lavoro - ho strappato a
Trombetta diverse confidenze su queste misteriose divinità romane. Anzi,
preromane, perché il libro cui lui mi rimanda per saperne di più, «Storia di
Como antica» del professore dell’Università dell’Insubria Giorgio Luraschi (foto
a lato), dice che erano venerate già prima dell’arrivo di Giulio Cesare,
fondatore di Novum Comum nel 59 avanti Cristo. Proprio un articolo scritto da
Luraschi a metà degli anni Novanta spinse il poeta a identificare negli
Aquatiles le misteriose creature che gli facevano visita di notte e alle quali
lui si rivolgeva in poesie nate da una forma di scrittura automatica.
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