Le insegne delle sei porte nelle quali
era suddiviso l'esercito milanese
Nell’attuale territorio della provincia di
Bergamo, a Cortenova, fu combattuta il 27 novembre 1237 una delle più grandi e sanguinose battaglie del Medioevo. L’imperatore Federico II vi ottenne una grande vittoria sull’esercito della Lega Lombarda guidata da Milano vendicando così la sconfitta subita a Legnano dal nonno Federico I Barbarossa.
La pace di Costanza del 1183 aveva sancito la fine vittoriosa del pluridecennale conflitto tra i Comuni guelfi italiani e l’Impero. Negli anni successivi nessun altro imperatore aveva osato riprendere la lotta e Milano ne aveva approfittato per estendere il proprio dominio sottraendo porzioni di territorio alle città rivali confinanti.
Questa situazione mutò con la salita sul trono imperiale di Federico II, una delle più grandi figure del Medioevo. Il nuovo imperatore era ben deciso a restaurare l’autorità imperiale in Italia e a sottomettere i Comuni ribelli. Egli non poté comunque attuare immediatamente i suoi propositi, avendo a che fare con oppositori politici che cercavano di usurpargli il trono e dovendo assolvere il gravoso impegno assunto di fronte al Papa di condurre una crociata ( la quinta) per liberare il Santo Sepolcro.
Discesa in Italia di Federico II
Nell’agosto del 1237 Federico, sentendosi finalmente pronto a farla finita una volta per tutte con Milano, scese in Italia alla testa di circa
2.000 cavalieri tedeschi e truppe inglesi e ungheresi. Ad essi si unirono ben presto le forze di Ezzelino da Romano, circa 7.000 arcieri arabi provenienti dall’Italia meridionale e i contingenti di alcuni Comuni ghibellini.
Il 1° ottobre l’esercito imperiale assediò la fortezza di Montichiari, sulla strada per Brescia, e la conquistò in due settimane. I giorni impiegati nell’assedio diedero però il tempo ai milanesi e ai loro alleati di accorrere in aiuto di Brescia.
L’esercito guelfo passò l’Oglio sui ponti di Palazzolo e Pontoglio e raggiunse Brescia nei primi giorni di novembre.
Federico II si diede allora a devastare il territorio bresciano, nel tentativo di indurre il nemico a combattere in campo aperto prima che l’arrivo dell’inverno, ormai alle porte, bloccasse le operazioni militari. Indovinando il disegno imperiale i guelfi però non si mossero, lasciando che il tempo lavorasse in loro favore.