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Da alcune settimane giravo con un vecchio articolo di
Giuseppe Pontiggia ripiegato nella tasca. Era stato pubblicato la prima volta il
18 aprile del 1990 sul «Corriere della sera» e di recente era riapparso su «La
Provincia», il quotidiano comasco, in
occasione
di un ricordo pubblico del grande scrittore. Ma della chilometrica articolessa
dedicata dal sommo alla sua città natale a me non interessavano che poche righe:
«...bisogna restituire al lago non solo l’origine del verbo allagare, ma
anche la sua straripante, imprevedibile esuberanza: come attesta la rana,
scolpita nel Quattrocento sulla Cattedrale, a ricordo, secondo alcuni, di un
innalzamento memorabile del lago, quasi una sollevazione. Questa rana è l’unico
particolare che l’infanzia mi ha trasmesso della Cattedrale: gioiello dei
maestri comacini, che ho avuto modo di ammirare e anche letteralmente di vedere
nella sua interezza solo molti anni più tardi. Allora, rapito, non avevo visto
che l’animale, cui del resto mi avevano guidato le mani provvide degli adulti».
Possibile che io, comasco da una vita, non mi fossi mai accorto della presenza
di un anfibio sul Duomo? Subito pensai di andarlo a cercare assieme a mio figlio
Leo, di 5 anni: poteva essere una simpatica occasione per vivere una piccola
avventura padre e figlio, per condividere il piacere di una scoperta...
Passò quasi un mese, prima di trovare il tempo per mettere in pratica i buoni
propositi. Un venerdì pomeriggio di fine settembre, dopo averlo ritirato da
scuola, Leo mi chiese di portarlo a mangiare un gelato. Istintivamente mi
diressi verso piazza Duomo e non appena, da via Vittorio Emanuele II, scorsi la
grande cupola verde, mi tornò in mente l’articolo di Pontiggia. Mi frugai nella
tasca interna della giacca: era ancora lì, tutto spiegazzato. Accennai la storia
a Leo e dispiegai il foglio di giornale come se fosse una mappa del tesoro. Ma,
purtroppo, di indicazioni utili per localizzare l’animale non ne conteneva
nemmeno una. Beh, si poteva desumere che si trovasse ad altezza d’uomo.
Tuttavia, una perlustrazione palmo a palmo lungo l’intero perimetro della
Cattedrale non sortì alcun effetto. Concentrai le ricerche - con Leo che ormai
non ne poteva più e mi tirava la giacca ricordandomi che gli avevo promesso un
gelato - sul portale che dà verso il lago: se la rana segnava il livello
raggiunto da un’esondazione record, era logico che si trovasse da quella parte.
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