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Mestieri itineranti (3)
Seguendo il percorso della memoria, ricordo che altre figure ruotavano attorno al contado colorando la monotonia dei giorni della gente di campagna: c'era chi offriva dei servizi e chi praticava attività bizzarre (rapportate ai nostri tempi) ma emblematiche allora.
Il più importante era certamente il carrettiere (el careté), riconoscibile per una banda colorata che gli fasciava i fianchi. Era lui che assicurava i rifornimenti: in città portava i prodotti della terra ed il foraggio per le scuderie urbane, in campagna i prodotti cittadini.
Apparentemente era un mestiere tranquillo ma ..., purtroppo, soggetto ad incontri con la malavita e non mancavano dei posti di blocco dei gendarmi che, in cerca sia di latitanti quanto di carichi proibiti, "contrabbandieri o evasori dei dazi comunali", erano estremamente meticolosi nei controlli.
Il loro carro era diverso da quello agricolo, sembrava quasi un monumento:
aveva solo due ruote che erano più alte di un uomo, due sponde laterali, rifinite con sagome eleganti e colorate e, davanti, sotto il pianale, c'era il vano per la biada del cavallo. AI centro, sotto il carro, dondolava la "giambarda" appesa a catenelle. Si trattava di un manufatto che oggi ricorda l'amaca e che era composto di un fondo fatto da dodici listelli di legno leggermente curvati al centro, innervati con le doppie stagge ai Iati che fungevano anche da protezione; era un aggeggio inventato dai cremonesi e adottato da tutti perché molto funzionale per dormire a turno quando a coppia si affrontavano dei lunghi viaggi. (Il termine giambarda ha ispirato un modo di dire popolare per descrivere una persona instabile "L'è cume una giambarda").
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