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Da ricordare sono soprattutto i primi piani di John e Paul, oltre alle tre stampe che ritraggono ancora i due più fecondi compositori del quartetto alle prese con le chitarre. Dalle immagini emerge non tanto la volontà di cronaca del viaggio intrapreso dal gruppo, bensì i ruoli artistici ed umani di ogni singolo componente. A dimostrazione di ciò, si può ammirare la fotografia che coglie
John e Paul mentre suonano le chitarre e Ringo che, in disparte, li osserva: una soluzione geniale per descrivere Ringo che, come è noto, è stato il Beatle meno ispirato e che certamente ha dato il minor contributo sul piano artistico, a differenza di Lennon e McCartney. L’altra immagine significativa, forse più di tutte le altre, è quella che ritrae il gruppo, in compagnia dei membri dell’ashram.
L’importanza del fotogramma non è tanto il fatto che rappresenti un documento del periodo forse più rilevante dei Beatles, quanto, in realtà, l’emergere della personalità del membro più equilibrato: George Harrison. A differenza degli altri, l’autore di “While My Guitar Gently Weeps” sembra l’unico a sentirsi nel suo habitat, come fosse a casa. Anche John si era
avvicinato alla spiritualità, ma seguendo altre vie, come quella della trasgressione. Altra via fu seguita da George e ciò non poteva essere altrimenti per una persona che disse: “Pianto fiori e li guardo crescere[…] Sto a casa e guardo il fiume che scorre”. Il Gange, fiume sacro per l’India, ha raccolto poi le sue ceneri...
Fotografie come quelle in mostra presso la Galleria Grazia Neri non sono soltanto suggestive immagini delle due grandissime band inglesi che innovarono la musica, ma sono anche e soprattutto un'efficace testimonianza degli Anni '60, un'epoca che fu densa di cambiamenti e di nuove proposte.
In collaborazione con Gabriele Brambilla
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