Home Page > Lettura > Vita in Lombardia > Fra il Lambro e l'Adda - XVIII Lunedi, 6 Settembre 2010 
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  Fra il Lambro e l'Adda - XVIII

Altri giochi e dintorni

Col bel tempo erano tanti i giochi e i passatempi che si praticavano.
Un gioco in particolare, dal nome furbesco ed eroico insieme furoreggiava, “ruba bandiera”: due squadre si fronteggiavano ad una distanza di circa venti metri ed al centro, al di là della riga tracciata per terra, si posizionava l’arbitro-porta bandiera che tenendo in mano un grosso straccio, con il braccio teso, chiamava con un numero due avversari che partivano di corsa per contendersi il drappo.
La sua presa era spesso un rituale di danza perché prima della stoccata finale ogni contendente adottava una tecnica personale: così si vedeva il soggetto intuitivo, il riflessivo, l’energico, l’impulsivo ed il tattico; non era così facile ghermire l’avversario e portarlo nel proprio territorio senza essere toccati da lui; se accadeva la propria squadra pagava pegno con l’esclusione dello stesso giocatore. Era un passatempo onesto e pure teatrale che avvinceva anche gli spettatori.
La bicicletta: per bicicletta dobbiamo pensare a quella classica da uomo che i ragazzini usavano inserendo una gamba sotto la canna e, pedalando tutti sghimbesci, imparavano ad usarla cercando di non rompersi l’osso del collo. Le sbucciature sulle ginocchia e sulle braccia erano medaglie, ma, non appena avevano imparato, per dimostrare la loro bravura, caricavano i più giovani sulla sella e si buttavano in mille spericolatezze.
L’arco e le frecce: si trattava di qualcosa di molto rudimentale. Il primo era ricavato solitamente dal salice (si poteva tenderlo bene) e veniva corredato di spago. Le seconde provenivano dalle bacchette metalliche di vecchi ombrelli. Il bersaglio era disegnato, con gran cura, sull’uscio del pollaio.

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