Home Page > Lettura > Momenti storici > Le tre piramidi di Montevecchia Giovedi, 9 Settembre 2010 
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  Le tre piramidi di Montevecchia

I rinvenimenti umani sono una certezza datata e accertata. Le tre piramidi sono storia recente (come scoperta) e che deve essere ancora in gran parte ricostruita sotto il profilo scientifico. Le piramidi sono state scavate nella roccia. Singolare la differenza rispetto alle “sorelle” egizie, che richiesero l’apporto di blocchi di pietra e il lavoro di migliaia di schiavi. Le colline sono state modellate a gradoni, qui a Montevecchia.
Quando? Con ogni probabilità (ma anche questo è un dato da accertare) intorno al 3.000 avanti Cristo. Perché? E’ su questa domanda che si apre lo scenario delle ipotesi. La scoperta dei gradoni è stata successiva all’individuazione dell’allineamento visibile dal cielo. Nel corso dei millenni, la roccia sagomata è stata ricoperta da terra e le linee squadrate si sono attenuate. Sulla terra è cresciuta erba e sono cresciuti alberi. Una delle piramidi, quella centrale, è chiamata “la collina dei cipressi”: vi crescono 12 cipressi, appunto. Salendo sulla collina, è difficile intuire che sotto esista una piramide. E, in Egitto, non ci sono cipressi sulla maestosa tomba funeraria di Cheope…
Le tre piramidi di Montevecchia sono alte all’incirca 150 metri. Quella di località Belvedere Cereda conserva un edificio celtico sulla sua sommità, a qualche metro di profondità. Ma le piramidi sono datate a un’epoca anteriore ai Celti.
Cos’erano? Tombe, altari? Non c’è traccia di culti particolari nella zona, né nel resto della Lombardia. Graffiti, pitture rupestri, simboli e segni sulla pietra sono tutto quel che l’antichità più lontana ci ha tramandato. Un ricco repertorio di forme, colori e iconografie da decifrare, ma nulla di monumentale in senso tradizionale.
Le tre piramidi di Montevecchia rappresentano un caso unico. Altrettanto singolare è che la distanza fra di loro sia proporzionale alle omologhe di Giza e alle stelle della costellazione di Orione. Quasi paradossale l’ipotesi che qui, a due passi da Lecco, si venerasse Orione (l’egizio Osiride) come nei templi dei Faraoni. Ma non va esclusa una primitiva forma di “calendario”, magari abbinata a culti di cui si è persa traccia, misterici o devozionali. Se così fosse, le tre piramidi di Montevecchia potrebbero far pensare a una civiltà talmente progredita da avere conoscenze astronomiche, nonché tecniche adeguate a trasporle dal cielo alla terra.
Le tre piramidi di Montevecchia sono un capitolo nuovo e tutto ancora da capire. E da vedere, magari visitando un parco naturale che non lesina altre meraviglie di paesaggio, flora e fauna.


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Cinzia Montagna (02/05/2010)
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