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Una sera dovevo fare un giro di tarocchi ad una mia amica.
Le carte che ella estrasse mi lasciarono, però, un poco perplesso: erano carte di morte. Qualsiasi lama infatti, pur estrapolata dal contesto univoco, ormai, aveva il sentore della trasmutazione. Non mi sentivo, nonostante tutto, di attribuire questo evento alla singolarità terrena della mia amica: poteva, questo si, riguardare una persona, a lei vicina, chiamata in causa, in qualsiasi modo, dalla sua domanda.
Fiorenza, che conosce a grandi linee il significato dei tarocchi, (gliel’ho detto tante volte che lei, magari derivata da una manifestazione vitale precedente, possiede, latenti, tracce di magia) quando vide sortire, dalla magica rota: il Bagatto, la Ruota della Fortuna, il Matto e la Torre, tutte rovesciate, e perciò recisamente negative, quasi si meravigliò.
“Meno male che ho cominciato col chiedere una cosa che non mi interessava particolarmente” e così dicendo, subito, si immerse, precedendomi, nel
calcolare cabalisticamente la lama di sintesi: era il tredici, la Morte.
A quel punto mi feci dire quale fosse il quesito che aveva posto mentalmente: per avere un indirizzo; per vedere a chi, quel luttuoso evento, avesse potuto essere attribuito.
Ma verteva su una cosa troppo banale per poter riguardare la morte sua, o di chiunque altro, magari pure la mia. Mi concentrai e, sentii che, si era verificata quella che io definisco una distorsione spazio temporale del metatron, dell’intermediario. Questo si verifica quando i tarocchi si rifiutano, senza però esentarsi, di dare la risposta attinente la postulazione , che loro giudicano vuoi mal posta, vuoi irrilevante.
Essi, allora, descrivono un accadimento di carattere evenemenziale accaduto nel passato, altre volte danno degli oracoli su questioni di carattere generale, altre, ancora, parlano di questioni filosofiche. Avviene, insomma, uno sviamento: parlano di ciò che vogliono e bisogna saperli bene interpretare.
Per fugare alcuni dubbi che si affacciarono alla mia mente, presi allora il pendolino, allo scopo di verificare se le carte, quelle carte, riguardassero in qualche modo Fiorenza.
Mi si disse di no e la stessa risposta fu data nei confronti della mia persona.
Mi concentrai perciò ulteriormente e così pure invitai, a fare, la mia amica.
Di comune accordo, facemmo il vuoto mentale ed innalzammo i nostri vortici aurici per meglio captare l’Universale Energia.
Fu allora che qualcosa mi spinse a prendere di nuovo in mano il pendolino: gli ridiedi, per maggior sicurezza, il si ed il no ed incominciai a formulare domande.
E’ così, nel mio io eterico lo sentivo: era quel brivido, quel tremito che, partendo dalla scapola sinistra, scende lungo il braccio, risale e si irradia per tutta la schiena per poi passare davanti, al cuore, al quarto chakra.
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