Home Page > Lettura > > Berlucchi, il sogno realizzato della Franciacorta Lunedi, 6 Settembre 2010 
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  Berlucchi, il sogno realizzato della Franciacorta

I giganti spaventano sempre un po’. Ma, quando sono giganti buoni, vien voglia di farseli amici. E di averli spesso ospiti, senza lesinare il miglior servizio di bicchieri e un abbinamento a portate raffinate.
Berlucchi è un gigante di questi, nel senso di vino, azienda e nome. Il vino Berlucchi non richiede spiegazioni: è lo spumante d’Italia, il più noto, il più esportato, il più prodotto e il più bevuto. L’azienda si trova a Borgonato in Franciacorta, territorio di Brescia.
Pronunciare il toponimo “Borgonato”, adesso, significa farsi capire immediatamente perlomeno da chi ama il vino. Ma chi avesse pronunciato la stessa parola 40 anni fa avrebbe incontrato occhi stupiti e sguardi attoniti: cos’è e dov’è Borgonato? La Franciacorta, 40 anni fa, era (com’è oggi) una striscia di terra fra il fiume Mella e il fiume Oglio. La sua tipicità? Nessuna. Una zona come tante, con le caratteristiche di tante e con l’identità opaca della provincia lombarda. Ma se è vero che nomen omen (il nome corrisponde alla sostanza), quel Francia prima di Corta ne è la dimostrazione.
In Francia (intesa come nazione) si produce Champagne. In Franciacorta si coltivava Pinot bianco. Meno Pinot, meno vigneti, minor fama e minor mezzi. Più corta, appunto, la potenzialità italiana rispetto all’omologo francese. Tutto ciò accadeva 40 anni fa. Nel 1961, però, dall’azienda Berlucchi di Borgonato escono le prime 3.000 bottiglie di Pinot di Franciacorta. “Mi toccherà berle tutte”, pare abbia detto Guido Berlucchi al battesimo della sua rinnovata cantina. Intendeva dire, forse scaramanticamente, che il prodotto non avrebbe sfondato presso il pubblico di estimatori.
Oggi, la Berlucchi produce 4 milioni e mezzo di bottiglie all’anno. Il fatturato del 2000 è stato di 65 miliardi di lire. A volte un tocco di scaramanzia non guasta… Lo insegna Manzoni, che conclude i suoi “Promessi Sposi” con una dedica ai pochi lettori che avrebbero avuto la pazienza di leggerlo. Lombardo pure lui, il Lisander, aveva messo le mani avanti. S’usa così, evidentemente, in Lombardia ed è così, evidentemente, che nascono i capolavori.
L’incertezza sul futuro veniva a Guido Berlucchi da una serie di circostanze. La prima: aveva affidato la sua cantina a un giovane enologo, diplomato all’Istituto Agrario di Alba. L’enologo si chiamava (e si chiama) Franco Ziliani. Come tutti i giovani, Ziliani aveva idee ed entusiasmi suoi. Era convinto, ad esempio, che il vino di Francia (quella lunga) non fosse inimitabile, ma che potesse essere addirittura superato da quello dell’altra Francia (la corta). La convinzione gli proveniva da un sogno e dall’esperienza, nonché dalla conoscenza delle terre di Franciacorta.

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