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Nascere a Broni, in provincia di Pavia, e morire a Milano non è un percorso di vita particolarmente originale. Ma nascere a Broni non si sa quando, essere accusata di stregoneria e morire a Milano strangolata e bruciata in piazza, è
cosa capitata (finora) soltanto a una persona. Il fatto non rientra nella cronaca nera dei nostri giorni, bensì nella storia giocata fra s minuscola ed S maiuscola.
Protagonista della vicenda, avvenuta a cavallo fra il ‘500 e il ‘600, fu Caterina Medici. La combinazione di nome e cognome non deve trarre in inganno: manca, infatti, il patronimico “De” fra la bronese di cui parliamo e la ben più celebre Caterina di nobile origine toscana. Due persone diverse e con un destino decisamente differente.
La Caterina senza De nacque a Broni in un anno imprecisato della seconda metà del ‘500. Il luogo di nascita è certo grazie ai documenti relativi al suo processo. Nell’archivio parrocchiale di Broni, invece, mancano totalmente indicazioni sul periodo che avrebbe potuto annoverare la nascita della presunta strega. Un caso? Nel ‘500 e per gran parte del ‘600 gli unici documenti d’anagrafe erano, appunto, i registri delle chiese. Si chiamavano, allora, “stati delle anime” e comprendevano nascite, morti e matrimoni. La lacuna nell’archivio bronese sembra essere dovuta a un incendio. E, se veramente questa fosse la ragione dell’assenza, occorrerebbe riflettere sui corsi e ricorsi di fiamme nella storia di Caterina. Una nascita finita in fumo, una vita finita sul rogo, un fascicolo processuale scampato da un incendio.
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