Home Page > Lettura > Interviste > Intervista a Renato Sarti Venerdi, 3 Settembre 2010 
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  Intervista a Renato Sarti
direttore artistico del Teatro della Cooperativa di Milano

Quartiere Niguarda, periferia nord di Milano: un paese nella metropoli. Via Hermada 8: un caseggiato popolare, una sede del Pds e accanto il Teatro della Cooperativa. Una collocazione che parla da sola. Tra memoria storica, impegno sociale e coscienza politica. Con una significativa attenzione alle nuove generazioni e al linguaggio della comicità. Il Teatro della Cooperativa, fondato alla fine del 2001, è quest’anno alla prima stagione. Un cartellone composto di rassegne cinematografiche, produzioni, ospitalità e incontri. Oltre a corsi di teatro per adulti e percorsi laboratoriali per bambini e ragazzi organizzati con la Cooperativa Pandora. Grazie al sostegno di realtà che credono nel progetto, tra cui, Società Edificatrice Niguarda (proprietaria dello spazio), Consiglio di Zona 9 del Comune di Milano, Coop Lombardia, Milanoenergia, Smemoranda, Renato Sarti, affiancato dal suo organizzatore Paolo Cantù e dagli artisti con cui collabora, è sceso in campo!

GP: Perché aprire un’altra sala teatrale a Milano, ce n’era davvero bisogno?
RS: Intanto il profilo delle proposte a Milano è molto basso. Molti teatri chiudono la programmazione con così largo anticipo, che è molto difficile trovare spazio nelle loro programmazioni. Poi, anche le sale teatrali sono a rischio: il Teatro di Porta Romana, per esempio, è stato chiuso e non sarà mai più un teatro. Per fortuna la Compagnia del Teatro dell’Elfo ha stretto un fortunato connubio con Quelli di Grock e ora ha a disposizione il Teatro Leonardo. Ma per me il punto è un altro: il teatro deve riacquistare la sua funzione pubblica e avere contatto con il proprio territorio. Questa è la sfida del Teatro della Cooperativa.
GP: Con quale intento?
RS: Creare uno luogo di aggregazione e confronto capace di dialogare con i cittadini, in particolare con quelli del quartiere. Uno spazio dinamico e aperto dove la cultura e le idee possano circolare liberamente. Incidere sulla zona. In questa stagione abbiamo messo in produzione uno spettacolo su Gina Galeotti Bianchi, la partigiana di Niguarda, uccisa il 24 aprile del ’45, a cui è dedicata la sala teatrale. Mi impegnerò anche perché le venga intitolata una strada nel quartiere. Mi domando perché non ci sia già!

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